E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Non è questione di qualche giorno. Quel numero quaranta esprime il tempo di tutta un’esistenza! Questo tale Gesù è spinto dallo Spirito a trascorrere la sua intera esistenza umana fuori dalla sua divina sicurezza. Nel deserto, che è il terreno ambiguo della vita e della morte, della libertà e della tentazione. Il luogo del passaggio necessario, ma non secondo tempi pianificati.
Dunque, una condivisione annunciata e vissuta nella realtà storica delle ambiguità e delle contradizioni, delle paure e delle speranze, della felicità e delle ferite dolorose. Sembra davvero che sia l’immagine fedele e originale di quell’impasto di terra sporca e soffio divino, che è l’umanità, la storia, la mia vita. La condivisione del rischio di essere liberi e della responsabilità di essere amati.

Nei giorni tristi in cui nessuno sa più cosa fare, Gesù condivide ogni domanda e tutte le incertezze.
Come faccio la volontà del Padre? Come realizzo il Regno di Dio? Come rimango fedele alla missione ricevuta? Sono le domande di tutta la sua vita e di ogni suo agire nel mondo, in una lotta quotidiana contro la tentazione di realizzare la sua missione in modo più efficace e comodo, della solidarietà con i peccatori. Egli non sceglie le scorciatoie e le giustificazioni.
E se confondesse la realizzazione del Regno con quella del proprio Io? Come quando, dopo una giornata faticosa ma esaltante tutti lo cercavano (Mc 1,35) per i prodigi compiuti? No. Se ne va altrove.
E se scegliesse il potere e i mezzi di questo mondo per salvare tutti? Sarebbe sbagliato? Quando volevano farlo re per aver sfamato le folle (Mc 6,45), se ne va un’altra volta. Perché ha scelto le armi della debolezza e della povertà.
E se invece di lasciarsi plasmare dalla volontà del Padre inducesse il Padre a piegarsi alla sua? Nell’orto degli ulivi la lotta definitiva (cfr. Mc 14,32ss). Insieme alla Croce abbraccia totalmente una volontà non sua.
Chi è dunque questo tale Gesù, che ogni giorno, come me è chiamato a scegliere nella verità e nella libertà? Come me. Ogni giorno. Il desiderio di verità, la responsabilità della giustizia e la paura del fallimento e dell’errore.
Solo attraversando il terreno ambiguo di ogni libertà e di ogni tentazione, Gesù può ristabilire la giustizia e riaprire la via della liberazione. Il primo passo verso la terra promessa della felicità.
Oggi, nel deserto della nostra vita, sperimenteremo anche noi il fallimento, la tentazione, la caduta e persino il pericolo della morte, ma non sperimenteremo mai più la solitudine. Dio sta con noi. Infatti «…non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato» (Eb 4,15).
Solidale con me. Non esecutore di un copione già scritto. Cioè senza sconti nella tentazione, senza comodità nell’essere libero.