E puntuale dopo carnevale arriva anche la Quaresima. Come ogni anno da anni. E la prima constatazione che emerge? Sono sempre uguale. Lo stesso dello scorso anno. O perché continuo a riconoscermi incapace di uscire libero dalle lusinghe del peccato. O perché mi ostino a pensare di esserne esente, nella piacevole illusione di essere sempre nel giusto e nelle verità. Oppure perché faccio finta: cioè riconosco ogni mia colpa, ma le nascondo anche a me stesso, oltre che agli altri, poiché non ne verrò mai fuori. 

Sono lo stesso dello scorso anno. Che avevo deciso di pregare di più, di confessarmi più spesso, di essere più buono con gli altri, o anche solo di evitare i dolcetti o bere un caffè in meno. E sono sicuro che anche quest’anno arriverò a conclusione dell’itinerario quaresimale con il lungo elenco delle buone intenzioni a cui non ho tenuto fede, o dei “fioretti” dimenticati. Come ogni anno.
Aumenta il prezzo della benzina, lo spread, il rating va su e giù. Io rimango sempre lo stesso. Il mio cuore ormai insensibile ad ogni proposito di bene. Tanto non cambia nulla. Vorrei dire altro, ma questa è la realtà.
In questa realtà però mi raggiunge la parola del profeta: 

Così dice il Signore: “Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male”. Chissà che non cambi e si ravveda e lasci dietro di sé una benedizione?”.


Chissà che non sia Dio a cambiare prospettiva? Il dramma della realtà è squarciato da questa parola, che rivela tutta la mia inadeguatezza, ma anche la novità inaspettata: Forse è Dio che cambia? Cioè Lui è il totalmente nuovo? Colui che con la sua benedizione rende diversa la mia vita e dona senso ad ogni mio passo? La sua misericordia il dono più atteso, poiché nonostante tutto e gli anni trascorsi invano, egli oggi è disposto a ricominciare con me, a partire dalla mia vita spesso contraddittoria e desolatamente vuota.
Allora ha senso ritrovarsi insieme, per proclamare ancora una volta l’intenzione di essere liberi da ogni male, e di affidarci alla grazia del Signore, alla sua potenza redentrice, al suo amore tenero. La presa di coscienza che il mondo non lo cambio io, che la mia felicità non dipende da me, che la salvezza non me la posso dare da solo. Allora viviamo la carità verso i poveri, poiché l’amore dà senso all’esistenza. Viviamo la preghiera, poiché Dio è la novità che attendiamo. Viviamo il digiuno da ciò a cui generalmente affidiamo la vita, poiché la felicità mi è donata e non dipende da me e dalle cose. Ha senso anche l’austerità della cenere, ultima scoria di morte destinata presto a cadere, su un corpo incamminato verso l’eternità.
E allora. Nonostante ogni apparenza questa quaresima è tempo nuovo. Nonostante ogni peccato e ogni condizione, lasciatevi riconciliare, dice il Signore.