Io gioisco pienamente nel Signore,
la mia anima esulta nel mio Dio,
perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza,
mi ha avvolto con il mantello della giustizia,
come uno sposo si mette il diadema
e come una sposa si adorna di gioielli. (Is 61,1-2)

Mentre la liturgia di oggi è tutta un invito alla gioia, in vista delle feste ormai prossime, guardiamo alla nostra vita. Siamo persone felici?
Oggi viene un uomo mandato da Dio, il suo nome è Giovanni. Egli venne come testimone della luce e di una novità di vita che entra nella storia. 

Egli sta con i piedi per terra e non è un illuso. Sa che la salvezza e la felicità non dipendono solo da lui e dalle sue forze. Sa che è necessario attendere un Altro. Egli è una voce che grida nel deserto, uno che viene a preparare la strada del Signore.
E allora anche noi riconosciamo che non possiamo essere felici solo con le nostre forze. Non sappiamo trovare da soli la gioia. Abbiamo bisogno del Signore che viene, di uno che è più forte di noi, che venga a salvarci, a rianimare la speranza, a diffondere la gioia vera, a riempire i nostri cuori di verità. Ma è anche necessario che ci rendiamo disponibili a preparare la sua venuta nel mondo, ogni giorno. Anche noi siamo chiamati a prepararci alla festa, spianando i suoi sentieri.

Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male (cfr. 1Ts 5,16-24).

La felicità è possibile quando ci occupiamo dei poveri e dei miseri (non la gara a chi è povero!), annunciando loro la bella notizia.
La felicità è possibile quando annunciamo la bella notizia quando viviamo gesti di consolazione e di prossimità nei confronti di chi è solo e triste.
La felicità è possibile quando compiamo atti di liberazione di chi è oppresso dall’ingiustizia, innanzitutto liberando noi stessi dall’ansia del possesso, dal pericolo del potere, dalle comodità e dal cancro della disonestà.
La felicità è possibile quando proclamiamo la libertà degli schiavi e dei prigionieri, cioè quando siamo disposti a vivere la carità verso tutto e il perdono a chi ci ha fatto del male.
La felicità è possibile se accogliamo nella nostra vita quotidiana il Signore che viene, se accogliamo la sua Parola e la volontà del Padre. Se cominciamo a vivere come lui ci ha insegnato, assumendo i suoi stessi sentimenti.
 


Come Giovanni, vogliamo anche noi gridare di gioia nel deserto di questa epoca triste, poiché abbiamo contemplato la linea luminosa di un’alba nuova sull’orizzonte della storia; abbiamo scoperto che questo mondo non è più una valle di lacrime, ma un terreno fecondo di speranza. Abbiamo preso coscienza che tocca anche a noi accogliere la luce e affrettare i tempi della speranza. 

Ci prepariamo a celebrare il Natale del Signore, alla sua venuta in mezzo a noi, raccogliendo l’invito dell’apostolo Paolo: siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie.