«Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».

Lo dicono gli scribi. Come tante cose che alla fine siamo noi ad attribuire a Dio. Quelle immagini distorte e accomodanti per noi. Quelle immagini distorte ed esigenti per gli altri. Tipo che Dio era cattivo nell’Antico Testamento e poi con Gesù è diventato buono nel Nuovo Testamento. Ce lo hanno detto anche a catechismo da piccoli. In realtà era buono anche prima. Solo che non ce n’eravamo accorti noi. Finché Gesù non è venuto a disegnarcelo, quasi.

Gli scribi dicono che prima deve venire Elia, perché è comodo, facile, rilassante, deresponsabilizzante, consolante e utile. Attendere sempre qualcosa che non dipenda da noi.

Così attendiamo un’occasione speciale per smettere di fumare. Una necessità per ricomporre una relazione. Un esaurimento per recuperare ritmi umani di vita. Un segno per staccarci dal peccato. Una visione per decidere qualcosa. Un precetto per stare con Gesù o un comandamento per amare il fratello.

Anche nelle nostre comunità cristiane. Bisogna aspettare il sinodo, o la visita pastorale, o il nuovo parroco, o il nuovo vescovo, o il nuovo presidente.

La fede si riduce ad una sindrome da quaderno nuovo. Deve essere nuovo il quaderno per tornare ad essere costante nei compiti. Deve cominciare un nuovo semestre per mettersi a studiare con metodo e continuità. Invece che tutto alla rinfusa e negli ultimi giorni utili.

In realtà Gesù ci svela che Elia è già venuto e non dobbiamo aspettarlo più. Perché ogni giorno è quello giusto, ogni relazione è preziosa, ogni attimo ci chiama a conversione. Non è più un attimo fuggente da carpire o un terreno incolto in cui seminare, ma un deserto che sboccia in fiore e l’eternità da accogliere come dono.

Perché è in mezzo a noi la Parola che brucia come fiaccola. E ogni carestia ha avuto il suo termine. Oggi è l’abbondanza di raccolto, la pienezza di vita, l’esultanza della speranza.

Sta a noi, anziché parlare da scribi, mezzi maestri e mezzi uccelli di sventura, essere profeti oggi. Cioè uomini e donne capaci di far vedere, anziché promettere Il Regno di Dio; di testimoniare, anziché spiegare l’efficacia della sua Parola; capaci di conversione, anziché petulanti nella lamentela.

E che nella nostra vita e nelle scelte di ogni giorno tutti ti possano vedere, Signore. E nel tuo amore, finalmente, trovare Pace.