«Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna  più severa».
Queste parole andrebbero applicate ad alcune categorie? Politici, gente snob, preti, frati e vescovi, potenti dinogni genere? Apparentemente ed immediatamente sì. Perché è facile cadere nella tentazione di cercare i colpevoli accanto. Invece il vangelo interroga me. Gesù si rivolge alla folla. A tutti, specie ai piccoli e ai poveri. Alla gente comune, che non ama le lunghe vesti e i saluti e i primi posti. Perché non li ha.
E allora queste parole me le prendo per me, prete. Quando mi lascio sedurre dalla forma e dall’apparenza. Pur di non vedere la verità della mia vita povera e della mia fede debole. Quando mi lascio compiacere dai saluti riverenti, dai sorrisi ipocriti, dalle strette di mano flosce. Chiudendo le orecchie all’incontro sincero con gli altri, che spesso è corredato da inquietudini, ruvide parole e qualche salutare vaff… Quando sono risucchiato dai “primi posti” che però mi impediscono di stare con gli ultimi. Anche solo di percepirne la presenza e il brusio.
Cerco di resistere. Non sempre ci riesco. E provo a sognare, a desiderare e a spendermi per una comunità cristiana più vera, rispetto alla Parola che proclama e custodisce. La comunità cristiana meno strutturata e più evangelicamente fondata. Meno “educata” perché capace di sporcarsi le mani e i piedi. Nell’abbracciare gli “indesiderali” e nel raggiungere i “lontani”. Meno privilegi, se non quello di trovare la gioia ai margini delle piazze e delle strade. E meno onori, se non la gratitudine dei poveri.
Oggi Gesù lo dice a me. E mi propone il gesto apparentemente insignificante di una vedova povera, con solo due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Oggi la predica la fa lei a noi. Quelli che scambiano la Fede con i ragionamenti. La Carità con le concessioni. La Speranza con la rassegnazione. A me prete. E anche fossero s,o due monetine, che fanno un soldo, ci metto tutta la mia vita. Perché la Chiesa a cui indegnamente appartengo sia più credibile. E più bella.