Il messaggio per la giornata della Pace 2013 di papa Benedetto XVI ha suscitato grandi polemiche la scorsa settimana. Così usciva l’agenzia dell’ANSA:

(ANSA) – CITTA’ DEL VATICANO, 14 DIC – I “tentativi” di rendere il matrimonio “fra un uomo e una donna” “giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione” sono “un’offesa contro la verità della persona umana” e “una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace“. Così il Papa nel Messaggio per la Giornata della pace. Tra le minacce Benedetto XVI vede anche gli “attentati e delitti contro la vita” come l’idea di “codificare arbitrii” per stabilire “un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia”.

Su questa linea i titoli dei maggiori organi della stampa italiana. Questi i tre paragrafi interessati:

Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.

Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.

Perciò, è anche un’importante cooperazione alla pace che gli ordinamenti giuridici e l’amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all’uso del principio dell’obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l’aborto e l’eutanasia.

Sulla rete si è scatenato il putiferio, che ha lasciato anche me nello sconcerto, quando prendeva quota lo slogan attribuito al Papa: gli omosessuali sono offesa alla giustizia e alla pace. Leggendo con calma il testo provo a parafrasare e sintetizzare così: da credenti non riteniamo che il matrimonio tra uomo e donna possa essere equiparato a forme radicalmente diverse di unione. Siccome il matrimonio tra uomo e donna ha un valore anche sociale, e non solo privato, a prescindere da ogni convinzione religiosa, negare questi principi, e cioè negarne la differenza, è un’offesa contro la verità della persona umana

Ora si può discutere sul contenuto, anziché sugli slogan. Comprendo che chi non si riconosce nel pensiero antropologico della Chiesa cattolica non condivida questa idea. Di fatto non sono tenuti a seguire l’insegnamento del Papa tutti, ma soltanto coloro che ne riconoscono l’autorità. Si può rimanere perplessi e contrariati. Si può controbattere e disapprovare. Ma credo che le parole di Benedetto XVI, libere da strumentalizzazione, non abbiano offeso né costretto alcuno. Poteva suscitare legittimamente dissenso, ma certo non indignazione.

Invece un po’ di indignazione verso quei giornalisti (e non voglio fare inopportune generalizzazioni di categoria) e quelle testate che riducono tutto a uno slogan artificioso. Per vendere di più. O semplicemente per non prendersi il disturbo di leggere un testo che dice molto di più.