Tre cose mi spaventano: la solitudine, il giudizio altrui, il sacrificio. So che fanno parte della vita e non si possono eliminare. Ma le considero come le zanzare nella notte o le mosche nei pranzi estivi. Ci sono, ma non vorrei mai.
Nella domenica in cui si celebrava la festa del Corpo e Sangue di Gesù, mi sono lasciato provocare da queste tre esperienza “spaventose” della mia quotidianità. Davanti all’eucaristia, che, lontana dalla vita, rischia di rimanere relegata a rito e chiusa nel buio del tabernacolo.
L’Eucaristia è esperienza della PRESENZA di Dio nella mia vita, attraverso la carne, il sangue, il sudore, le lacrime, la storia di Gesù di Nazareth, Risorto, che cammina con me. Non mi abbandona mai. Mi accompagna con le sue parole e i suoi silenzi. Mi dona l’incontro con tanti fratelli e sorelle. E ha ragione chi mi ha detto che ho una “vita sociale” più intensa della sua. 
L’Eucaristia è esperienza di MISERICORDIA, perché dono sempre immeritato eppure offerto. Non corrisponde a nessuna logica umana: “Non sono degno di partecipare alla tua mensa, ma tu di’ soltanto una parola e io sarò salvato”. E accade ogni volta. Per questo Gesù sceglie i peggiori e gli inetti, e ne fa coraggiosi testimoni e annunciatori appassionati del vangelo.
L’Eucaristia è esperienza di GRATUITÀ, perché raggiunge tutti e ovunque. Anzi, sfida continuamente la mia distrazione, la mia superficialità, la noia, l’abitudine. E rivela il volto di un Dio che non pretende sacrifici, ma dona se stesso fino alla fine. Che non mi dice cosa debba fare, ma di cosa abbia bisogno.
Oggi l’Eucaristia ha attraversato le strade delle nostre città e dei nostri paesi. Almeno per una domenica è uscita fuori dalle nostre liturgie fino a raggiungere ogni solitudine, ogni indegnità, ogni desiderio. 
Oggi la mia vita è raggiunta dalla Presenza di Gesù, che mi spinge a farmi prossimo dei poveri e di chi è solo; dalla Misericordia del Padre che mi insegna ad accogliere e perdonare; dalla Gratuità con cui soffia lo Spirito, che mi rivela che la felicità consiste nel fare della mia vita un dono.