Ogni tanto mi risuonano nel cuore queste parole: “dar da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati”. Nessuno potrebbe contestarne l’urgenza e la verità di queste opere, che dovrebbero sovrastare ogni altro pensiero e muovere ogni altra azione. Mi domando però se nelle nostre scelte quotidiane e nei nostri grandi sogni, distrattamente ci adoperiamo a dar da mangiare agli assetati e da bere agli affamati. Una sorta di dislessia della carità. Fare ciò che è buono e giusto a chi non ne ha bisogno, oppure nel momento non opportuno.
Non esiste programmazione pastorale, progetto, desiderio e neppure la carità che non tenga conto del TEMPO  e dei contesti, e che non si occupi innanzitutto delle PERSONE. Se no siamo come bronzo che rimbomba a vuoto!