Nel percorrere la parabola evangelica del seminatore, rimane evidente la grande speranza che anima l’agire di Dio, che non si preoccupa di “classificare” eventi e persone, ma li attraversa con il passo deciso della Grazia, rendendoli fecondi. E forse in ogni azione pastorale è bene partire da questo: non esistono categorie e problemi, ma eventi, storie e persone, abitati dall’amore del Padre.
Allo stesso modo non è conveniente catalogare i lontani e i vicini, gli indifferenti, gli avversari, i convinti e i mansueti. Piuttosto mantenere la consapevolezza lucida delle mie distanze e dei miei contatti, della mia indifferenza e della mia generosità, della resistenza e dell’abbandono, del mio desiderio di felicità e della fatica per raggiungerla, del senso svelato e delle domande che ancora emergono irrisolte.
“Siamo solo noi!”, cantava Vasco Rossi. Ed è con noi stessi, prima che con gli altri, che dobbiamo fare i conti e misurare le responsabilità. Siamo solo noi il luogo delle inquietudini e delle incoerenze. Siamo solo noi capaci di rendere meravigliosa questa storia.
Mi piace una Chiesa che invece di giudicare e insegnare, prima di tutto sia capace di accogliere, di attrarre, di educare attraverso l’entusiasmo, di far star bene, di accompagnare chiunque e di abbracciare tutti. E dopo il resto.
(tratto da Dino Pirri, Dalla sacrestia a Gerico, ed Ave)