Una volta un tale ebbe a dire che il contrario dell’amore non è l’odio, ma l’indifferenza. Me lo sono ricordato ascoltando queste parole ruvide di Gesù: Il mondo vi odia! “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me” (Gv 15,18-21). 
 Accogliendo queste parole con superficialità e comodità saremmo portati a pensare che gli altri sono cattivi, perché ci odiano. E noi dobbiamo difenderci. E se non riusciamo nell’impresa: non ti curar di loro… A me questa interpretazione non convince. Perché contraddice la vita di Gesù. Le sue parole, le sue scelte, le sue logiche e il suo cuore. Lontano anche dal suo modo di parlare per paradossi. Come quando invitando a “perdere la vita” non vuole istigare al suicidio! 
Il mondo ci odia, dice Gesù, odia il vangelo e i suoi discepoli, dice Gesù. Nel senso che logiche e i obiettivi non coincidono. C’è un salto da compiere, tale e quale una risurrezione. Come due note discordanti che ti mettono in crisi l’udito. Come parole nuove che ti sbilanciano l’esistenza. Come una felicità che andavi cercando per convenzione, e negandone l’effettiva esistenza, che nei fatti e all’improvviso ti abbraccia, esistente. 
Quando invece viviamo un cristianesimo rattoppato, diluito nella banalità e nell’inconsistenza del mondo, conniventi e sonnolenti di fronte al male, e soprattutto vuoto di gioia, non vi è differenza tra noi il mondo. E allora non sono gli altri cattivi, ma noi omologati e vuoti. E il mondo non ci odia più, ma ci guarda indifferente. 
 Mi viene in mente il Cyrano di Francesco Guccini: “spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato”. Anche questo, un paradosso per dire: profezia. Cioè una logica diversa, una vita nuova, una gioia vera e una felicità possibile.