Quando sembra davvero tutto un deserto e proprio non riusciamo a vedere i fiori che stanno germogliando…
È terreno buono il cuore di ogni uomo e donna in ogni suo sobbalzo di amore e nel desiderio di essere amati. Come Silvia che non crede, ma non smette di lottare e di porre domande, e Arianna tra un caffè e una passeggiata, come Massimo che aspetta da tempo che vada a trovarlo anziché lamentarmi perché non sia lui a venire da me, come Angela che si commuove, come Giuseppe che tenta la difficile arte dell’esistenza in un mondo incrostato di pregiudizi, come Gianni dalle mille (forse troppe!) domande, Chiara, incontrata sul mio cammino per caso, coraggiosa contro tutto. Come Pierluigi che si stupisce e si entusiasma per ogni cosa, come Valentina che per me rimane un mistero, come Loredana che, piena di ferite, non smette di curare gli altri. Come Gaia, sospettosa tra i banchi di scuola, poi divenuta un libro aperto: ricordo il suo abbraccio dopo anni che non ci si incontrava; mi piacciono i suoi occhi sorridenti, anche se non è quasi mai felice.

Oggi ho la certezza che il solo peccato non è l’aridità del terreno, ma la mia incapacità di riconoscerlo fecondo. O almeno è il peccato più grave.