Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. (Luca 25,21-36)

Come inizio non c’è male. Tutto sembra tranne che una bella notizia e un annuncio di speranza. Se poi queste parole di Gesù le trasferiamo a certe omelie, allora si che ti viene da fare gli scongiuri. Ma allora avevano ragione i Maya? Il mondo finirà prima di Natale? Probabilmente no. La stessa domanda se la sono posta i primi cristiani che vedevano crollare le mura di Gerusalemme. Quelli delle generazioni successive, alla caduta dell’Impero romano, e ad ogni corso e ricorso storico.

Anche oggi queste parole sembrano riferirsi a una fine. Alla fine. E invece no!

Anzi. Oggi ci viene detto che nonostante certi segni che provocano angoscia e smarrimento. Nonostante l’ansia e la paura che a tratti ci incatenano, insieme a dolore, delusioni, errori, strade chiuse e relazioni spezzate. Nonostante la crisi e l’imminenza di una caduta, siamo chiamati a leggere oltre questi segni, per riconoscere «il Figlio dell’uomo venire con grande potenza e gloria». Allora, non la fine imminente, ma la liberazione vicina.

Non finisce il mondo, ma entra nel mondo la gioia vera. È l’inizio della Vita. Quella vera. La possibilità reale di essere santi, cioè felici.

Allora questo tempo di avvento sia l’attesa di ciò che il Signore ha già realizzato e che noi siamo chiamati ora a vivere. Di ciò che già ci è stato donato e ora siamo chiamati a vivere.

Il tempo nuovo delle scelte diverse. Della conversione e della gioia. Per passare dalla tristezza alla felicità, perché non siamo soli. Per superare la crisi vera, quella della speranza, condividendo il cibo, il tempo, i sogni con i più poveri. Per scavalcare l’ostacolo del peccato, ogni trappola di pregiudizio e di rassegnazione. Il tempo per ricominciare. Per rialzarci. Per risorgere. Non con le nostre forze, ma per l’Amore di Colui che viene, Gesù, che sceglie gli indegni, i falliti e i peccatori come compagni privilegiati.

Non lasciamoci dunque appesantire dalle dissipazioni di chi non dà senso ai giorni, dalle ubriachezze di chi fugge le responsabilità, dagli affanni di chi non osa liberarsi di ciò che non serve (1Ts 3,12-4,2).

L’eucaristia domenicale e l’ascolto del Vangelo, siano guida ai nostri passi. E il presepe verso cui ci incamminiamo non sia la rappresentazione romantica di Dio che per l’ennesima volta torna bambino, ma la possibilità che la Storia, grazie a Lui, sia ogni giorno nuova. Per sempre bella. Perché non esiste caduta dalla quale non si possa risorgere, né relazione che non possa essere ristabilita. Non c’è peccato che non trovi Misericordia, né morte che possa impedire la Vita.

Insomma, il mondo non finisce domani, e io oggi ho la possibilità di essere liberato, di rialzarmi e ricominciare a camminare.